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L'ESPERANTO DEL WELFARE di Susanna Agostini

E’ possibile che il 2017 sia l’anno del cambiamento e che gli Stati Uniti di Europa, svegliandosi da un comodo torpore, riprendano in considerazione quanto previsto nella  Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, detta anche Carta di Nizza, proclamata una prima volta nel dicembre 2000 e successivamente adattata, nel dicembre 2007, da Parlamento e Commissione a Strasburgo.

Diritti e doveri che  preludono a un modello sociale europeo con una struttura politica e socio-economica comune alla maggior parte degli Stati. Le attuali, inedite emergenze sociali richiedono infatti analisi e risposte immediate. Se gli Stati Uniti d’Europa vorranno giocare un ruolo di comunità coesa e attenta ai cambiamenti epocali in atto, dovranno essere caratterizzati da un Welfare State in grado di garantire un'elevata protezione sociale non propriamente assistenziale. Diritti di cittadinanze che tengano conto di nuove condizioni di vita e di lavoro delle nuove famiglie. Migranti e non. Si pone la necessità di continuare a coniugare crescita economica e buone condizioni di lavoro. Con la garanzia di un adeguato tenore di vita ad ogni singolo cittadino. Al fine di evitare eccessive differenze sociali. Perché le disuguaglianze causano conflitti.

Il modello sociale europeo, a maggior ragione oggi - all’inizio di un’era Trump piena di incognite  e di potenziali pericoli per la stabilità sociale - deve restare in netto contrasto con quello americano, avviato nel breve tempo a valorizzare esclusivamente una visione della società basata sull’individualismo, la meritocrazia e la libertà d’impresa. Con la disastrosa conseguenza  che la forbice dell’accesso ai servizi essenziali si allargherà sempre più, portando con sé lacerazioni e strappi violenti nel tessuto sociale.

Gli Stati Uniti d’Europa dovrebbero attivarsi per adottare tutti un unico, identico modello sociale. Adesso il Welfare State in Europa condivide alcune caratteristiche generali, tra le quali protezione sociale per tutti i cittadini, inclusione sociale e democrazia.

Eppure, il rapido cambiamento in atto nel modello di vita delle persone, impone un’accelerazione. Una lettura immediata, ad esempio, dell’inedita condizione di famiglie mononucleari, didonne, di anziani ed anche di minori. La longevità preannuncia un “we care” politico e sociale infinito. L’accoglienza ha caratteristiche nuove, le persone in fuga dai conflitti cercano riparo e formazione. Vivono qui la propria resilienza e da qui promuovono rinascita e  ricostruzione dei propri Paesi di origine.

Un ragionamento contemporaneo deve essere fatto anche a garanzia dell’autonomia e indipendenza economica di tutti i cittadini. Escluse Grecia ed Italia, oggi ogni cittadino degli altri stati dell'Unione europea ha diritto ad un Reddito minimo garantito. A prescindere se si lavori oppure se si sia disoccupati. Viene quindi concesso a tutti coloro che, per qualsiasi ragione, non raggiungono un determinato reddito. Esso è quindi cumulabile e serve per garantire protezione sociale ai cittadini dell'UE.

Sarà necessario approfondare l’opportunità di un sostentamento a fronte di un incremento dell’inoccupazione. Nuovi posti di lavoro dovrebbero essere la risposta ad un aumento quantitativo della popolazione.
Corredo essenziale diventa quanto previsto dal trattato della Comunità Europea che si  propone diversi obiettivi sociali. Ridurre gli orari di lavoro, favorire i lavori part-time, una protezione sociale elevata, il dialogo sociale e lo sviluppo delle risorse umane. Tutto ciò al fine di un livello occupazionale elevato e duraturo e per combattere l'emarginazione sociale. Con gli Stati Uniti d’Europa il popolo dei singoli Stati può ritrovare la giusta serenità e certezza di continuità storica della grande Famiglia solidale che sa come affrontare le sfide contemporanee. Le radici del Vecchio Continente sono ancora solide.

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