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IL FUTURO DELL’EUROPA CON LA LEZIONE DEL COVID E DOPO LA VITTORIA DI BIDEN STA NEL CAMMINO VERSO GLI STATI UNITI D’EUROPA di Giuseppe Lumia

  L’Europa non è ancora all’altezza della sfida. La Fase 2 della diffusione del Covid tempesta dappertutto l’umanità, anche l’Occidente è nel pieno della bufera.  Le decisioni istituzionali vanno pertanto prese con risolutezza e appropriatezza, anche in vista della delicata gestione del vaccino, che dovrà essere, oltre che sicuro, gratuito e accessibile a tutti.  L’Unione Europea procede a passo lento, anzi arranca e rischia di dilaniarsi in enormi contraddizioni. Non c’è una efficace strategia comune di lotta al virus e non si riesce a far decollare la pur inedita e innovativa scelta del Recovery Fund, indispensabile per parare i colpi della altrettanto devastante crisi economica. Adesso con il recente risultato elettorale anche gli Stati Uniti si sono rimessi in movimento. Come in altri momenti difficili della loro storia, sanno reagire con un colpo di reni. Avvenne con Roosevelt e più di recente con Obama. Si profila ora una fase stimolante con Biden e la Harris, che h...

Una guerra di cui si parla poco: la ex Jugoslavia di Salvatore Calleri

La mia generazione, la classe 1966, ha convissuto con una guerra oltreconfine di cui si parla sempre troppo poco. La guerra che ha distrutto l'ex Jugoslavia. Complice la calura estiva che mi ha chiuso in casa in contemporanea con il ritorno del covid, mi sono messo a studiare ed analizzare tale guerra rimossa.  La domanda che mi sono posto in primis è stata: perché è successo? La Repubblica della Jugoslavia nasce formalmente come federale, ossia mantiene un potere centrale forte ma rispettoso delle notevoli differenze territoriali e culturali storiche. Il padre politico della patria non bisogna dimenticare che era Tito fino all'anno della sua morte avvenuta nel 1980. Il comunismo jugoslavo nel bene e nel male si è sempre considerato diverso ed orientato verso la cosiddetta autogestione. Qui nasce probabilmente l'errore che ha fatto rifiorire il male oscuro balcanico: i nazionalismi alla loro ennesima potenza.  Il concetto di autogestione prima del modello comunista e poi al...

Il dibattito sull'Europa riflessione di Simona Orlando

Per una volta voglio lasciare ai “tecnici” dell’analisi economica/finanziaria, dei meccanismi fluttuanti ed altalenanti del mercato;...ai metodici studiosi degli establishments politici amministrativi della situazione in corso. Ancora agli appassionati che fanno di un fatto storico, di un evento, di un accadimento anche banalmente “naturale”, un oggetto di ricerca certosina-investigativa di Benedettiana medioevale memoria. Ben troppe parole sono state spese in questi ultimi mesi, e spesso chiamati a fare lo sforzo di capire il perché e il per come di alcune ostinazioni nel perseguire sempre e comunque il negativo, una dietrologia, la rincorsa all’approvazione di un papabile, perché palpabile data l’emergenza, era dovutamente impossibile, moltitudine elettorale. Potrei elencarli tutti. Già! Gli appigli, le polemiche, i dibattiti, i voltafaccia come gli atteggiamenti da Bianconiglio ( Alice nel Paese delle Meraviglie. Carroll), espressi. Oggi celebro il 23 luglio 2020 approvazione d...

Verso gli Stati Uniti d'Europa e del Mediterraneo? Di Salvatore Calleri

Il Consiglio Europeo con i recovery fund da finanziarsi con gli eurobond ha preso una decisione per una volta federale. Decisione presa dopo scontri feroci tra i cosiddetti paesi frugali. In altri tempi ci sarebbe stata una guerra probabilmente. Nulla sarà più come prima. La Unione Europea come è noto è un modello confederale (imperfetto). Come ho scritto più volte i nazionalismi nei sistemi confederali rimangono in vita ed a volte si amplificano, così come è avvenuto in questi giorni dove si è assistito a litigi tra leader come non si vedevano da anni. In Italia molti cittadini nutrono oramai sentimenti di odio per l'Olanda e viceversa. Così per gli altri Paesi. Questo fatto ci deve far riflettere. Per fortuna a bilanciare ciò c'è stata la scelta federalista solidale di messa in comune del debito. Per assurdo se i litigi possono minare il modello confederale spingendo verso una implosione nazionalista, il debito in comune può portare ad una esplosione confederale che ...

RECOVERY FUND: UN GRANDE SUCCESSO, INDUBBIAMENTE INEDITO MA TRAVAGLIATO di Giuseppe Lumia

L’Italia ha ottenuto  un grande successo. Insieme al Presidente Conte con il  Governo ha vinto tutto il Paese. Purtroppo adesso, anziché unirci per sfruttare al meglio questa straordinaria opportunità stabilendo  riforme e un utilizzo condiviso, rischiamo di far prevalere le consuete  divisioni e le polemiche tipiche dell’Italietta, che continua a far danni anche di fronte ad un risultato così netto e  decisivo.  È bene comunque mantenere un approccio progettuale e riflettere su due peculiari profili di questa travagliata esperienza che vanta una  notevole importanza storica. PRIMA RIFLESSIONE Va certamente apprezzata la portata innovativa dell’accordo, soprattutto con  riferimento alla quantità e alle caratteristiche delle risorse. Il Fondo ha una dotazione complessiva di 750 miliardi di euro, di cui 390  per sussidi. Per l’Italia si sono ottenute  le migliori condizioni: più di 80 miliardi di euro, finalmente a fondo perdut...

UN PIZZICO DI FEDERALISMO METTE IN CRISI IL CONFEDERALISMO di Salvatore Calleri

Oggi si assiste in modo chiaro alla ennesima crisi del modello confederale imperfetto scelto dalla Unione Europea. Il consiglio europeo sui recovery fund è stato di nuovo rinviato di un mese e non è stato deciso praticamente nulla. I recovery fund se inseriti nel bilancio europeo sono una misura positiva. Sono infatti una misura federale e quindi solidale. Per assurdo una misura federale inserita in un contesto confederale accelera la crisi di quest'ultimo favorendo l'esternazione degli egoismi nazionali. Cosa puntualmente avvenuta. Ora la crisi economica causata dal covid è epocale e la Unione Europea accusa le lentezze tipiche dei modelli confederali che non decidono e rinviano. Ma di fronte alle crisi epocali i rinvii possono essere mortali. Pertanto o la Unione Europea lo capisce, lo capisce in fretta, o si estinguerà. La storia ce l'insegna. Gli Stati Uniti D'America e la Svizzera son passati da un modello confederale ad uno federale dopo due guerre civi...

LE RISORSE E LE SCELTE PER IL RECOVERY FUND: UNA SFIDA DECISIVA PER L’EUROPA E PER L’ITALIA di Giuseppe Lumia

Eppur si muove! Pochi oramai ci speravano ma l’Europa, messa alle strette, dà segnali di risveglio. Finalmente una bella notizia, il Recovery Fund, tanto voluto dagli europeisti soprattutto italiani, comincia a muovere i primi passi. La proposta che si sta delineando e che la Von der Leyen ha presentato al Parlamento europeo ha due notevoli pregi. Il primo è la consistenza finanziaria del Fondo: 750 miliardi di euro. Naturalmente sarebbe stato meglio se fossimo giunti alla cifra dei mille miliardi, ma già questa somma non è per niente da disprezzare. Il secondo è che di questi 750 miliardi ben 500 sono a fondo perduto, mentre 250 miliardi sono prestiti da restituire. In questo caso è da sottolineare la disponibilità dei 500 miliardi a fondo perduto. Primi vagiti di un’Europa che finalmente si è svegliata, dopo le sonnolenze, gli egoismi, i ritardi della prima fase che ha caratterizzato la reazione europea di fronte all’immane sfida e alla tragedia della pandemia da Coronavirus....