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La crisi afgana ed il senso di vergogna di Salvatore Calleri

 



L'Afghanistan è sempre stato un paese complicato da invadere e da gestire. Ne sanno qualcosa i britannici che dopo ben tre guerre anglo-afghane gli concessero l'indipendenza il 19 agosto 1919.
È un paese in guerra praticamente dal 1973 con il periodo sovietico 1979-1989 ed americano / Nato dal 2001 ad oggi,  con i talebani come presenza costante.
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Oggi non si può non notare che quanto sta succedendo in Afghanistan e ci viene riportato via video produce un senso diffuso di vergogna in molti occidentali.
La situazione è senza dubbio intollerabile e le scene dei bambini che i genitori lanciano ai soldati occidentali sperando così di salvarli, ricordano ben altri periodi quali la shoah.
I valori universali contemporanei che derivano principalmente dalla "Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo" sono in antitesi col comportamento anni '90 dei talebani e tale ricordo ed i rumors attuali che ci arrivano, nonostante le loro promesse di essere diversi, a distanza di oltre 20 anni, non convincono i difensori dei diritti umani e nemmeno il sottoscritto.
Non è concepibile pertanto la volontà trattativista di numerosi politici internazionali ed italiani come il comportamento di Biden che a mio modesto parere sta sbagliando tutto.
Infatti se è vero che all'inizio il consenso per andar via dall'Afghanistan era alto, dopo, le prime foto dei cittadini in fuga dai talebani stanno decretando la fine politica di Biden rimettendo in gioco Trump che pure ha la responsabilità dell'accordo di Doha del 29 febbraio 2020. Accordo da non fare.
Emerge inoltre la totale mancanza di visione da parte della Unione Europea che conferma l'inefficacia della sua forma confederale. Ogni singolo stato prende una posizione diversa con l'assurda presa di posizione del premier sloveno che presiede nel semestre in corso la Unione Europea che esprime la propria contrarietà ai corridoi umanitari come se riguardasse tutti i paesi membri.
La mancanza di una unione federale si sente. La UE è oramai inutile e pure priva di un esercito.
La scelta di andare via appare quindi confusa e geopoliticamente ridicola perché lascia spazio e materie prime in primis alla Cina e pericolosa per i futuri, e sempre più profittevoli, traffici di droga che difficilmente andranno in crisi e che seguiranno le rotte balcaniche.
Un altro danno che gli Usa subiranno è la loro mancanza di affidabilità come alleati. È già successo in Siria con i curdi e succede oggi con gli afghani.
In conclusione oggi servirebbe un Churchill, ma mi sa che abbiamo solo dei  trattativisti alla Chamberlain che, senza offesa per quest'ultimo, sbagliò tutto con Hitler con l'accordo di Monaco del 1938,  oggi non servono. 

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